15 novembre 2011

Giampiero Ventura, altre curve della memoria e i panzerotti


Faceva freddissimo nella mix-zone dell'Olimpico ubicata, tra l'altro, fuori all'aperto, ad un metro dal terreno verde, sotto la tribuna d'onore laddove una volta c'era la pista di atletica, e il freddo si sentiva tutto. I 3 gradi che riportava impietosamente il mio IPhone c'erano tutti. Fortuna che mi ero attrezzato con l'abbigliamento.
Ancor prima di salutarmi mi chiede se per caso gli ho portato i panzerotti, in effetti terapeutici l'altro ieri, nella serata torinese vissuta all'addiaccio. “Addò a mascì senza panzerotti, Massimo?”, mi domanda Giampiero Ventura da Genova in un dialetto poco probabile, misto al solito slang deandrè-fossatiano, da quei quartieri profumati di pesto dove il sole del buon dio, quando Giove e Pluvio decidono d abbattersi sul capoluogo ligure e dintorni - chissà per quale recondita ragione - non dà mai i suoi raggi di sole.
Un abbraccio forte, un saluto sincero, una pacca sulla spalla, un sorriso di chi sa di aver trovato un amico, oltre che (son parole sue) “un bravo giornalista, un giornalista alternativo”. Inizia così l'incontro con Giampiero Ventura che, dopo quello con Livio Manzin, mi ha fatto toccare apici emotivi indescrivibili. Poi il Toro contro il mio Bari, un pareggio insperato – e forse non del tutto meritato se penso al gioco espresso dalle due squadre – ed una giornata tricolore torinese, vissuta tra una cioccolata calda, rigorosamente e gianduiottamente talmone, hanno fatto il resto.
Ringrazio il capo ufficio stampa del Torino, immortalato nella foto tra me e Giampiero Ventura, per essere rimasto fino alla fine (credo fosse circa mezzanotte e mezza) per me.

Livio Manzin e le curve della memoria (e dei ricordi)


Incontrare Livio Manzin vuol dire percorrere una curva della memoria, una di quelle piacevolmente fatali per la nostalgia, una curva gravitante nella statale di un passato vissuto, intenso, ma che nessuno ci renderà, una curva sanamente malinconica.
Un volto da uomo buono, semplice, umile che ricordo ancora con nitidezza nonostante all'epoca si nascondesse, senza grande successo, dietro i suoi celebri ciuffi neri anarchici e quei baffi anni '70 - alla Gringo di Sergio Leone - lunghi e fini, diventati ormai un cult per quelli come me che frequentavano sin da quasi un ventennio, domenicalmente, il Della Vittoria, baffi nel frattempo divenuti più “anni 2000”, dunque curati, ma canuti al pari dei suoi pochi capelli, quel fisico tipico di calciatore con un andamento felpato da ex centrocampista nonostante l'inevitabile pancetta che, a dirla tutta, nemmeno tanto di intravede, un uomo capace di trasmettere una straordinaria sensibilità mista alla tradizionale freddezza nordica stemperata, però, dal suo affetto; fisiognomica tradita dai suoi racconti nei quali narra una vita (la sua) piena di sacrifici, vissuta nel focolare domestico tra l'affetto di un padre operaio nella Fiat che non poteva donargli quel benessere che molti adolescenti di oggi, invece, ricevono un po' troppo generosamente, incautamente e, magari, anche troppo frettolosamente quand'anche la famiglia, spesso e volentieri, non possa permetterselo, affetto ricevuto anche dalla mamma istriana dell'epoca di Tito, una vita, però, fatta anche di tante belle soddisfazioni tra calcio, famiglia (figlia nata a Bari) e lavoro post-calcio.

9 novembre 2011

Moggi: confine tra etica e passione


La condanna, sia pur di primo grado, di Moggi non depone bene per quelli della Meleam che pure sta conducendo benissimo la trattativa con i Matarrese. Finalmente, aggiungo, dopo tanti pagliacci. Infatti, stando a quanto scritto su più fronti, sarebbe emerso che la dirigenza della società di servizi bitontina avrebbe fatto leva sull'ex DG della Juve per rilanciare il Bari, sia pur sottotraccia. 

E messo e non concesso che la stessa società abbia pronti quei 100 milioni di euro per rilanciare il Bari (perché - è inutile che ci nascondiamo - ce ne vogliono grosso modo tanti, tra debiti regressi, debiti attuali, pignoramenti vari da saldare e un minimo di investimento: per altre cifre minori sarebbe tutto inutile, anzi, si cadrebbe dalla padella nella brace), dove comincerà il confine tra etica e passione per i tifosi che pure hanno sofferto tanto semmai quelli della Meleam dovessero decidere di affidare ad un pregiudicato quale sarebbe, appunto, Moggi, la gestione della Società gloriosa del Bari calcio la quale, sebbene non sia mai decollata per la cattiva gestione dei Matarrese, è sempre stata - se non altro - integerrima e lontana da ogni sospetto di malaffare?

POCO EQUILIBRIO DEI TIFOSI NELLE VALUTAZIONI, SECONDO ME, TROPPO AFFRETTATE


D'accordo. Il Bari non ha giocato benissimo. Giustificato (ma fino ad un certo punto) il malumore contenuto e civile della tifoseria: però qualcuno vorrà spiegarmi come mai, quando si vince a Grosseto traspare un certo entusiasmo al punto che si parla di playoff esorcizzando, persino, d'incanto i due punti di penalità e facendo passare tutto, malumore, sentimenti antiTorrente ed antimatarrese come una chemioterapia, mentre se perde in casa col Verona per una disattenzione ed un primo tempo - a mio modo di vedere - tra i più brillanti e più vivi dell'intero torneo, traspare lo sconforto.

Insomma: io credo che, infondo, chi accusa i tifosi baresi di essere contraddittori e non all'altezza di grandi palcoscenici, non abbia, poi, tutti i torti. Credo altresì - ma questo lo vado dicendo da sempre inimicandomi grossa parte della tifoseria ma nessuno ancora è riuscito a smentirmi - che ancor prima di cambiare dirigenza occorre che cambi la mentalità dei tifosi, forse troppo attaccata a stereotipi passati che fanno solo male al sol pensarci. O forse perchè si è ancora troppo provinciali, non saprei, fatto sta che quando si sta lì per spiccare il volo della maturità in cui è prevista anche la sofferenza (anche i tifosi del Milan e della Juve, a loro modo e per altri motivi, soffrono pur non avendo la sfortuna di avere avuto una presidenza come la nostra), ecco che si materializza la solita mentalità del tifo barese. Intendiamoci, non sparo nel mucchio, ma a quanti manifestano il sacrosanto (perchè è sacrosanto e giustificabile) malumore lanciando accuse ad uno e poi all'altro.

2 novembre 2011

Grosseto parrà, finalmente, la sua nobilitate? Oh, maremmina maiala...


C'era il sole a Grosseto. La giornata era tersa, luminosa, calda, le foglie ingiallite dell'autunno giacenti per terra, tradivano un aspetto tipicamente primaverile. Nel giorno in cui santi e morti si tenevano la mano distanziati solo dallo iato pagano-criatiano di un momento quasi di festa colorato da qualche pezzo di carta gettato per terra nella notte tra un dolcetto ed uno scherzetto, le aspettative per la partita sembravano di quelle giuste, lontane dalle nebbie novembrine che coprono, generalmente, la Maremma di questi tempi. Anche la sconfitta con il Pescara, come da tradizione, ha fornito l'assist per una speranza di vittoria. Così è stato di fatto.

Una vittoria che avevamo previsto soprattutto dopo il ko col Pescara, una vittoria come ormai nello stile di questo Bari in rodaggio, striminzita ma non per questo immeritata: un golletto sul finire del primo tempo di Ciccio Caputo da Altamura apparso buono come il celebre pane delle sue parti (magari irrorato di un propedeutico strato di skuanta dal sapore forte come non mai), un golletto luminoso come il fanale di un boeing errante nei cieli bassi tra Civitavecchia e Tarquinia che ha già preso di mira la pista di Fiumicino in attesa di atterrare, un golletto che ha ripagato il nostro viaggio effettuato fino in Maremma per catturare sentimenti, idee, attimi, un “angulus” pallonaro oraziano capace di far capire che, infondo, ce la si può giocare con chiunque fino alla fine.

31 ottobre 2011

Dolcenera Torrente: ma siamo certi che sia colpa sua?


Sgombriamo subito il campo da pericolosi equivoci: se la società dovesse individuare il colpevole in Torrente, è bene che lo sollevi dall'incarico subito, anche oggi, onde evitare sviluppi a venire disastrosi. E questo lo scrivo per dimostrare - semmai ce ne fosse bisogno, magari per qualcuno che ancora non mi conosce - che non sono prevenuto verso qualsiasi scelta nonostante la mia totale convinzione secondo la quale, Torrente non è assolutamente colpevole del momento "no"; dunque, se così non fosse, è bene che si provveda a far qualcosa per il Bari. Qualcosa che già di per se risulta difficile considerate le difficoltà che la squadra biancorossa sta attraversando in questo periodo, un periodo in cui a tutto, l'Amministrazione Straordinaria del Bari calcio, può permettersi di pensare fuorché ad ingaggiare un altro allenatore che, tra l'altro, di difficile individuazione: chi sarebbe, infatti, quel folle che verrebbe a Bari in questo momento di recessione finanziaria per le casse baresi, se non qualche audace avventuriero allenatore a riposo da tempo o qualche allenatore dalle eterne belle speranze, magari non ancora 30enne?

Leggo da taluni di voi che l'allenatore sarebbe un "presuntuoso", che dovrebbe dimettersi, che dovrebbe adattarsi ai giocatori e tante altre cose. Per carità, è comprensibile lo stato d'animo dei tifosi che, però, chissà perchè, in questi casi punta sempre l'indice verso i meno colpevoli, pur avendo, il buon Torrente, le sue sicure responsabilità. Torrente, a differenza di Ventura (e anche di Conte) - ma in generale a differenza di tantissimi altri - ha già detto in più di una occasione che si assume le sue responsabilità, ha fatto spesso il mea culpa, insomma. Ma temo che nessuno di voi lo abbia sentito. E vi sembra che se uno ammette i propri errori, possa essere etichettato come presuntuoso? Insomma, via...

Io credo che Torrente, allenatore scelto dall'Amministrazione del Bari Calcio (che, è appena il caso di precisare, non è esattamente la "presidenza") per intavolare un mini-progetto che avrebbe cominciato a far ripartire il Bari dopo un'annata disgraziata dopo la quale - la "historia pallonae" insegna - è sempre difficile risalire, stia pagando il fisiologico scotto della matricola: Torrente è un esordiente in B ma sicuramente non è uno sprovveduto, né tanto meno un brocco, ma soprattutto non è un presuntuoso. Al primo colpo, due promozioni consecutive dalla C2 alla B non sono un bigliettino da visita inutile: guardate gli allenatori che hanno fatto bene come lui, esordienti, capaci delle due promozioni consecutive. Ce ne sono di esempi, tutti quanti sono "arrivati" al calcio che conta coi risultati e col gioco. Non tutti al primo colpo. 
Cercate di levarvi dalla mente, ragazzi, almeno questa brutta etichetta di presuntuoso. Non lo conoscete, non lo avete mai sentito parlare vis-a-vis, e, dunque, siete in errore quando pensate ad un allenatore "presuntuoso". Lui è di una umiltà spaventosa ma riesce anche a mostrare il polso, sia pur senza sbraitare ma con semplici ed indicativi gesti.

Torrente ha voluto e preteso, ad inizio torneo, gente di qualità, ma anche attaccanti di peso, in quanto quella banda bassotti tutto cuore e scarsa qualità, non avrebbe potuto reggere 42 partite. Ha chiesto la qualità e gli attaccanti e gli sono arrivati Bogliacino, De Falco, De Paula, Garofalo, Crescenzi, non invece Mastronunzio il quali, tra l'altro, non mi risulta stia sfracellando le Cinque Terre, sfracellate, purtroppo, da ben altre calamità. 
Ma il gioco ha continuato a latitare. Non è colpa, certo, di Torrente se Bogliacino ha deciso di non giocare nel suo ruolo, di eclissarsi e di mostrarsi abulico nonostante - lo ripeto - giochi nel suo ruolo; così come non vedo responsabilità dell'allenatore se Kopunek e De Falco decidono di sbagliare i passaggi e perdere sempre la palla a centrocampo come dei pivelli: non è colpa di Torrente se De Paula (insieme a Rivas) risulta irritante, inutile e dannoso. Torrente, a differenza di un suo illustre predecessore, ha finanche cambiato metodo passando da un 4-3-3 ad un 4-2-3-1, che sarà stato pure infruttuoso dal punto di vista del gioco, ma se non altro ha dimostrato di non essere, appunto, ottuso ma aperto a possibili cambiamenti in corsa.

Non poteva ottenere gente più qualitativa di questi. Se poi costoro hanno deciso di non giocare a pallone, anzi, di sbagliare l'abc del calcio, allora non so cosa dire. Ovvio che, come tutti gli allenatori che arrivano in una piazza, ha portato con se una "mini colonia2 di giocatori di cui si fidava: lo ha fatto Conte portandosi Maniero Rivas e Siligardi, autentici sconosciuti al calcio con nessuna promozione al petto, non vedo perchè Torrente non avrebbe potuto (e dovuto) portarsi con se Lamanna Borghese e Marotta. Purtroppo il calcio non è scienza e non sempre Marotta e Lamanna, se con casacche diverse, possono rendere come gli anni precedenti. Ci sono tanti fattori, prima di tutto, la serenità d'animo. Dunque, non reggono nemmeno i commenti tipo "li ha voluti Torrente, dunque, è lui il colpevole". Ovviamente sono il primo ad ammettere che Borghese, ad esempio, non stia rendendo come dovrebbe, alcuni disimpegni sembrano davvero goffi, ma sono convinto che non sia questo il vero Borghese, quantunque anche lui, acerbo come Torrente.

Sicuramente il tempo per costoro (i senatori) è scaduto. A me aveva detto che era già scaduto dopo Castellammare: in allenamento, De Paula gli ha dato garanzie che, però, non gli ha confermato in campo ieri. Dunque da martedì a Grosseto prepariamoci a vedere gente più vogliosa di farsi notare, di crescere, di dimostrare che non sono arrivati a Bari per scaldare la panchina. Defendi, Bellomo, Scavone (che, chissà perchè, pur non essendo il salvatore della patria, non appena entrato, non ha sbagliato un passaggio a differenza di altri), Masi e Ceppitelli prenderanno il posto di chi lo ha tradito. Del resto, cambiare un allenatore, almeno a Bari, non ha mai sortito effetti sperati. Non ci credete? Vi ho preparato una mini scheda che va dagli anni '70 ai giorni nostri e che vede tutti gli esoneri e i rispettivi sostituiti con le relativi apporti e supporti:

-1969-70, serie A: Bari nelle ultime posizioni, Pugliese viene esonerato al suo posto Matteucci che non riesce ad evitare la retrocessione in B;

-1973-74, serie B: Regalia in cattive acque in B viene esonerato al suo posto Pirazzini che non evita la retrocessione in C;

-1975-76, serie C (dunque il Bari era favoritissimo per la promozione e anche un secondo posto sarebbe stato un insucesso), Bari stenta tra le prime, Pirazzini viene esonerato, Seghedoni prende il suo posto ma non fa meglio al punto che viene esonerato anche lui, Pozzo prende il posto ma rimane in C;

-1977-78, serie B e un progetto per la A: Losi viene esonerato, Santececca, allenatore giovane emergente di una squadra "Primavera" non fa meglio, alla fine salvezza risicata;

-1980-81, serie B, anche qui c'era un progetto per la A: Catuzzi viene esonerato, Renna al suo posto ma non fa meglio di Catuzzi, alla fine rimane in B;

-1982-83, serie B: Catuzzi viene esonerato, Matarrese si affida all'esperto Gigi Radice che, però, non evita la retrocessione in C;

-1991-92, serie A: Salvemini viene esonerato, Boniek non evita la retrocessione in B;

-1992-93, serie B, si progetta la A: Lazaroni viene esonerato, Materazzi non riesce a far meglio, rimane in B;

-1995-96, serie A: Materazzi viene esonerato, Fascetti non evita la retrocessione in B;

-1999-2000, serie A: Fascetti lasciato fino all'ultima giornata nonostante un pessimo campionato, riesce a raggiungere una salvezza risicata in extremis;

-2000-01, serie A: Fascetti viene esonerato, Sciannimanico non evita la retrocessione in B;

Anni di B nei quali, pur senza spendere, si progetta una promozione in A:
-2001-02, serie B: Sciannimanico viene esonerato quando la classifica comincia a sorridere al Bari, sostituito da Perotti che però non va in A;

-2002-03, serie B: Perotti esonerato, Tardelli non va in A;

-2003-04, serie B: Tardelli esonerato, Pillon retrocede in C;

-2006-07, serie B: Maran esonerato, Materazzi non va in A però salva il Bari da un pericoloso scivolone in classifica lasciando riposare i "senatori" e scommettendo sui giovani come Eramo Fiorentino e compagnia bella;

-2007-08, serie B: Materazzi esonerato, Conte salva il Bari da una quasi certa retrocessione;

-2010-11, serie A: Ventura esonerato, Mutti retrocede in B.

Si potrà constatare che tranne un paio di circostanze, il cambio di allenatore non ha mai sortito l'effetto sperato. Anzi, nel 90% dei casi ha peggiorato la situazione. L'annata di Conte fu casuale perché dietro c'era Perinetti e, soprattutto perchè Matarrese staccava assegni, ma anche perchè, bravo quanto volete - e non  un caso che alleni la Juve, ovvero dove ha sempre dichiarato di voler arrivare - ma la sua strada sembrava tracciata sin da Arezzo, come una pista di un aeroporto vista dal'alto: quella era la strada di Conte... non altre. E non tutti gli allenatori hanno la "strada tracciata"... Occorre essere onesti. Si vedeva da un milione di chilometri che Conte era solo di passaggio.

Dunque, nello specifico. Io ci andrei cauto su un esonero per Torrente. Dati alla mano, almeno a Bari, non hanno mai sortito effetti sperati. Anche come tempistica, vale a dire, se fatto per tempo e non tardivamente come fu per Mutti.
Il timore è che prevalga nei giocatori una mancanas di serenità e i motivi sono ben noti. Non accusiamoli di mercenarismo, infondo sono dei lavoratori e, sia pur sporporzionalmente, devono pur portare "il pane a casa", ovvero metaforicamente, devono pure mettere da parte quanti più soldi possibili dal momento che la loro carriera, se va tutto bene (ovvero nel 20% dei casi) dura l'arco di 10-15 anni, mica è come la nostra che per portare il "pane a casa" occorre lavorare duramente 40 anni in attesa di finestre pensionistiche e col timore di essere licenziati per colpa di quella maledetta lettera di Bruxelles... 
Il problema societario forse non aiuta a farli star tranquilli. E se almeno i "big" non giocano bene, risentendone, come potrebbero rendere meglio i giovani? Da qui le incertezze di Lamanna, di Borghese e di qualche altro. Cercate di riflettere. Non gettare la corce addosso a chi, secondo me, è il meno colpevole. Se il gioco latita, nonostante lo abbia cambiato per ben tre volte in 11 gare, non credo sia colpa dell'allenatore. Occorre fare quel che non si ebbe il coraggio di fare lo scorso anno, ovvero quando c'era da mettere in castigo Almiron e Barreto ed invece si scelse di puntare ancora su di loro. Con i risultati noti a tutti.

Non c'è da allarmarsi, ci sono ancora 31 partite, non sempre si incontrerà il Pescara, nè tanto meno Zeman che a Bari non è mai venuto perchè, evidentemente, non si mai creduto in lui, e il boemo lo ha sempre castigato. Abbiamo visto quanto basti davvero poco per vincere una partita. Crotone e Modena fuori, Livorno ed Empoli in casa, dovrebbero aver dato una lezione precisa secondo la quale, non esistono squadre migliori del Bari quanto a "gioco". Dunque basta poco per riprendersi. Certo, alla fine, per cause di forza maggiore, Torino Sampdoria e Pescara verranno promosse, ma solo alla fine, perchè prevarranno i gruppi piuttosto che le individualità. Per questo non c'è più spazio per Rivas...
E se a questo, poi, ci mettiamo l'umiltà di Torrente, dobbiamo essere fiduciosi.
Martedi sarò a Grosseto. Questo Bari non lo lascio in difficoltà.

24 ottobre 2011

A Castellammare, tra biscotti sulfurei, sacro e profano...

A Castellammare, tra biscotti sulfurei, sacro e profano, rosso pompei e altre sciocchezze


Chi arriva per la prima volta da queste parti rimane gradevolmente sorpreso da molte cose: quella curiosità tipica di chi, come noi, ama questo tipo di trasferte, "prime" assolute nella storia ultracentenaria del Bari (stavolta da semplici spettatori paganti), è stata accompagnata piacevolmente da visioni vagamente callimachee che son partite dal mare celeste col suo vasto orizzonte appena contaminato da sagome brune trapezoidali rimandanti ad Ischia e Capri, e col suo celebre panorama che spazia dalla riviera salernitana fino a Posillipo, con sua maestà Vesuvio innalzato lassù come un grattacielo-pirelli, versione stabiese, passando con qualche fisiologica difficoltà nel traffico contenuto, e mai baresamente anarchico, della cittadina termale (peraltro ben descritto in una celebre canzone di Pino Daniele "Che soddisfazione"), percependo un discreto senso civico da parte dei cittadini, un senso civico notevole misto ad una sorprendente pulizia se si pensa al contesto, notoriamente e cronachisticamente, descritto in maniera opposta.

10 settembre 2011

Bari: un caffè amaro al Pedrocchi

Editoriale per Go-Bari 10/09/2011

Seconda sconfitta per gli uomini di Torrente sotto l'ombra di Sant'Antonio che evidenzia tutti i limiti strutturali della squadra ma anche le qualità che, pian piano, usciranno fuori

Padova – Il Bari perde ancora. Stavolta, però, sotto l'ombra di Sant'Antonio, seduto ai tavolini del Caffè Pedrocchi, sorseggiando una prestigiosa e storica tazzina amara. Capita, non è una novità per il Bari. Tuttavia nulla di preoccupante, intendiamoci: la squadra (nuova di zecca) è in chiaro rodaggio e necessita di quel tempo fisiologico per assimilare certi meccanismi dettati dal suo profeta ex eugubino Torrente.
Il Padova, come altre società, è la dimostrazione vivente di quanto sia importante cominciare un progetto sin dall'inizio, ovvero sin dalla data del ritiro, così da poter assimilare, all'unisono, la dottrina di ogni allenatore, nella fattispecie di Dal Canto: al Bari, purtroppo, tutto ciò non è avvenuto. Noi di Go-Bari, come dimostrano i precedenti articoli, lo abbiamo sempre sostenuto sin da tempi non sospetti. Il Bari, al di la di fisiologici carenze strutturali riscontrabili soprattutto in attacco, paga lo scotto della mancanza di amalgama dovuto, evidentemente, all'arrivo a singhiozzo di quei giocatori di qualità tanto richiesti e pretesi dall'allenatore biancorosso. 

5 settembre 2011

Dall'Albinoleffe una sberla terapeutica

Articolo per Go-Bari 04/09/2011

La bestia nera dell'Albinoleffe si conferma tale. Una sberla che riporta sulla terra la squadra di Torrente apparsa un po' troppo presuntuosa ed inesperta
Bari – Prima permetteteci una imprecazione doverosa: accidenti all'Albinoleffe! Ormai è una vera e propria persecuzione quella che da una decina d'anni a questa parte si abbatte sul San Nicola ogni qualvolta scendono giù questi ragazzi bergamaschi autoctoni dalla maglia celestina e che, pur dimostrando di essere una squadra di categoria, rimangono sempre la trasposizione dell'assurdo nel calcio. Così come per il Sassuolo, il Cittadella e il Gubbio.

A volte il calcio è davvero strano, oltre che patetico, stantio, logorante ed irritante: già nel San Nicola, ormai, tutto funziona poco e male, la tribuna stampa è lasciata in balia della ruggine e del tempo con vistosi cedimenti strutturali, gli ascensori non funzionano, la distanza dal terreno di gioco è quella che è, i segni del tempo si vedono eccome, adesso ci si mette pure la lavagna luminosa del recupero e delle sostituzioni manovrate dal quarto uomo a contribuire con del proprio, per cui i sei minuti di recupero diventano un Sigma greco al punto di ingannare persino gli addetti ai lavori che realizzano si tratti di un "tre", e allora è bene che ci si vada tutti a far benedire; se a questo ci andiamo ad aggiungere la pretesa assurda del potere economico mediatico - del goffo e maledetto potere delle tv - di giocare alle ore 15 di una domenica di settembre calda, bollente, allorquando il solstizio estivo è ancora nel pieno della sua attività, con 35 gradi qua e là per l'Italia, ci chiediamo se non fosse stato il caso di proseguire sulla linea delle ore 19, almeno fino a fine settembre, così da sfruttare il beneficio di qualche grado in meno che, sicuramente, avrebbe potuto giovare alle stanche membra dei calciatori, nonchè alle spremute meningi di chi scrive, ovvero degli addetti ai lavori. Ma si sa, è fiato sprecato. Prima il potere, poi gli operai. E' una vecchia regola sempre attuale.

3 settembre 2011

Torrente e Marotta: come esorcizziamo l'Albinoleffe

Articolo per Go-Bari 03/09/2011

Torrente: "Con Bogliacino cambia tutto, schemi, manovra e forse pure vertice di gioco, più assist verso gli attaccanti. Occorre concentrazione, dopo le vittorie fuori casa il pericolo è sottovalutare l'avversario"
Marotta: "Io malinconico e triste per i gol che non arrivano? Ma no, sono sereno, prestissimo mi sblocco e non mi fermo più".

Bari - Un Torrente appena più gessato e diplomatico del solito si è presentato in sala stampa per rispondere alle domande dei giornalisti in vista del match contro l'Albinoleffe di domani.
In chiave formazione non sembra abbia grandi dubbi: "Bogliacino sicuramente lo utilizzerò sin da subito, poi vedrò la condizione di Polenta domani mattina in quanto l'ho trovato bene al suo arrivo pur essendo stato fermo 15 giorni. Lui viene dal mondiale under 20 con cui ha fatto la preparazione. Devo solo decidere se portarlo in panchina perché di giocare non se ne parla ancora. E' al rientro Ceppitelli, oltre all'alternativa affidabilissima Kopunek che ha giocato bene a Modena, dunque vediamo chi, tra questi due, giocherà”.