23 settembre 2012

A Crotone prosegue la marcia del Bari



Crotone - Gioia e felicità al 93'. Questa l'istantanea del Bari negli ultimi 6 giorni. Due emozioni a confronto dal peso specifico identico ma dalle diverse dinamiche: Borghese che entra, gioca da attaccante a Varese, segna due gol e regala un pareggio al 93' (siamo convinti che se solo fosse durata un altro minuto avrebbe vinto) e Lamanna che, al 93' para un rigore (mica di un tiro qualsiasi), ovvero ad un attimo fuggente dalla fine. E poi, volete mettere il pathos, il fascino, l'emozione di un rigore parato, fuori casa, ad un secondo dalla fine con un altro parato nel corso della gara? Chiamatele come volete, battistianamente emozioni, o come vi pare, ma questi sono segnali ben precisi del destino causato da una semina eccellente quantunque effettuata con gli aratri in legno considerate le difficoltà dello scorso anno supportate dai noti imbecilli di troppo a bagnarci il proverbiale pane per mera idiozia ma soprattutto per risibile protagonismo. E da una semina così peculiare non si poteva che raccogliere un'ottima "annata". Del resto lo dicevamo sin da settembre post Borno.

18 settembre 2012

Dolcenera Torrente tra intermittenze del cuore, pane e coraggio



Varese - E rieccolo. Eccolo lì il boato dei tifosi echeggiare sui cieli di mezzo mondo dall'America all'Estonia, negli anfratti più improbabili dei pub di città mittle-europee inzuppati di luppolo biancorosso sintonizzati sulla partita, sulle vette delle Alpi, da Manzanarri a Reni manzoniani, da Trieste al Gennargentu, eccolo lì il segmento zeppo di gioia e di passione ritrovata volare sulle nostre teste che riaccende entusiasmi che sembravano foscolanamente insepolcriti.

8 settembre 2012

FIERAmente BARI - Il Bari in Fiera anche quest'anno




FIERAmente Bari. All'insegna di questo spot la Fiera del Levante, per il terzo anno consecutivo, ospiterà tutta la squadra del Bari composta dalla rosa intera (dunque anche i nuovi Aprile e Filkor),  lo staff tecnico e i dirigenti, artefici di questo piccolo grande miracolo che da due anni stanno compiendo per mantenere la squadra biancorossa nel professionismo nonostante i noti problemi e soprattutto tenuto conto che le altre squadre blasonate pugliesi, al momento - chi per meriti, chi per sentenze giudiziarie -, sembrano sparite dalla geografica calcistica. Dunque un Bari il cui cuore, comunque, continua a battere forte e deciso.

20 agosto 2012

La banda bassotti colpisce ancora



Pensavo alle delusioni, alle tante delusioni, ricevute nell'ultimo periodo della mia vita da giornalista. Ma anche ad altre delusioni in altri campi. 
Finiti i tempi brillanti di Barisera a cui devo tutto, è cominciato il mio calvario con le varie testate e coi vari siti forum ai quali ho dato tutto me stesso, sempre, rimettendoci persino di tasca mia per supportare cause, giornali, siti, per dare il mio piccolo, modesto, contributo allo sviluppo delle idee di questi giovani ruspanti in odor di giornalismo o, comunque, vogliosi di "apparire" invitandoli, tutti, aspiranti giornalisti ed utenti aspiranti amministratori e moderatori, a rimanere sempre coi piedi per terra e a non pensare tanto ai riflettori quanto alla penna, all'inchiostro, e a sviluppare le idee che, magari, avrebbero urtato la suscettibilità del "potere" ma che, però, li avrebbero nobilitati e resi "liberi", svincolati dalle lobbies, cercando di mantenere un profilo basso e rispettando tutti persino il nemico storico, mostrandogli un sorriso piuttosto che una sottile bestemmia "licenza giornalistica", un po' come storicamente faccio io col mio nemico di sempre che non è l'imbecille di turno, si intende: nemico ed imbecille son due cose diametralmente opposte, rispettabile il primo, da denigrare il secondo.

13 luglio 2012

Un Bari giovane verso Alfedena



I giocatori che stanno arrivando sono, senza dubbio, il meglio che un Direttore senza portafoglio come Guido Angelozzi possa reclutare. Giovani di nazionali "under", altri ritenuti i "migliori" delle relative Primavere d'appartenenza ed altri, probabilmente, tra i più rappresentativi della Lega Pro. Oggettivamente, più di questo target, al momento, non credo si possa ambire, né pretendere. Ma questo, i veri tifosi del Bari, lo sanno pur  rimanendo arrabbiati con la presidenza. E questo è un altro discorso.

8 luglio 2012

Il pallone tra marrò fango e azzurro cielo

                                             foto: inviaggioconnina.blogspot.com

Sono stato invitato, ieri, dalla Testata "Pugliacalcio24" al primo appuntamento dell'Oscar del Calcio Pugliese e il direttore, il mio amico Ludovico Calabrese, mi aveva chiesto qualche tempo fa di dare un contributo alla serata scrivendo qualcosa per arricchirla. 
Una manifestazione riuscitissima iniziata, però, sotto una cattiva stella con l'incubo di un maledetto generatore di corrente che, forse, piuttosto che fare il suo dovere, ha deciso di adagiarsi in riva al mare che dal "Veneziani" dista uno schioppo, per attendere Minosse. Ma la determinazione di Calabrese e di tutto il suo entourage, ha fatto si che lo spettacolo potesse proseguire, come dico sempre, in direzione ostinata e contraria. Bravo Ludovico.
Relativamente a qualche intervista post gara, a qualche notizia fornita, per tempo, circa le formazioni o quant'altro di utile potesse servire ai validi, giovanissimi, collaboratori di Pugliacalcio24, ho prestato - sia pur saltuariamente - il mio modestissimo, piccolissimo, contributo soprattutto dai vari stadi in cui il "mio" Bari si è esibito quest'anno in quello che ritengo, a tutti gli effetti, un anno in cui si è verificato un vero "miracolo" grazie, ovviamente, non solo all'allenatore Torrente che coi giovani ci ha sempre saputo fare (e sono certo che quest'anno stupirà) e che tra mille attenuanti è riuscito a piazzarsi decimo con 56 punti, con la quarta difesa meno battuta e ben 47 gol siglati da tutti fuorchè da attaccanti (tranne quelli di Caputo), traguardo che a luglio dello scorso anno nessuno degli addetti ai lavori si sarebbe sognato, ma anche grazie a tutto lo staff dirigenziale-tecnico-calciatori che hanno lavorato coi tappi alle orecchie e alzandosi le maniche tenacemente.
Sono onorato di aver partecipato alla serata e spero di aver, come dire, "completato" la serata con questo ultimo mio contributo che vi propongo. Insomma, un'avanzata di giovani: quel che ci vuole per spazzar via il torbido passato recente affinché il pallone torni a diventare tondo e non più trapezoidale.

2 luglio 2012

Azzurri, Per niente facile: ma c'è ottimismo

                                                foto: tuttomercatoweb.it

Per niente facile, a voler parafrasare Fossati. Troppo forti. Il “fenomeno” calcio spagnolo ha dimostrato di essere ancora in piena efficienza, senza sbavature e senza sbandamenti alcuni, stavolta alle spese dell'Italia. Un concentrato di Real Madrid e Barcellona, il tutto amalgamato da Del Bosque, che ha continuato a dare spettacolo giocando al gatto col topo contro di noi.
Ma nonostante tutto ho visto una buona Italia, una nazionale che ha tenuto bene il ritmo, andando incontro ai palloni, facendo persino pressing talvolta, con buona personalità, una buona circolazione di palla e dei buoni movimenti tanto che, se vogliamo, il gioco spagnolo – almeno in occasione dei gol - è parso essere quello italiano.

3 giugno 2012

Quando Torrente diventa addirittura un "lusso" per Bari



E allora, adesso, come la mettiamo? Alla fine, Vincenzo Torrente risulta addirittura un "lusso" per il Bari; un tecnico giovane con tanti difetti - perché tutti noi ne abbiamo - ma assolutamente bravo, onesto, umile, forse sognatore quanto basta come quelli che piacciono a me (detesto, infatti, la gente che non sogna), amante persino di De Andrè e Fossati e tutto il cantautorato genovese anche se questo particolare è solo una semplice considerazione, opinabile, ma assolutamente significativa - almeno per me - che cerco più l'introspezione che la cronaca nell'economia del giudizio di una persona, un uomo capace di dire in conferenza stampa per ben 4 volte "ho sbagliato", nonostante qualcuno, riottosamente, cialtronescamente, furbescamente  e con la solita dose di malafede perpetua, continui a sostenere il contrario (ho le registrazioni con me, ma basta leggere qualche quotidiano; ma si sa, certa tifoseria "legge" a comando, solo e sempre le solite cronache, mica legge a 360 gradi), un allenatore arrivato a Bari convinto che qui fossimo in una sorta di "leggenda, storia, e non un'avventura", arrivato nel calcio che contava dopo 15 anni passati nelle gavette minori a differenza di Antonio Conte il cui destino, come noto, era già segnato dopo un solo anno e mezzo di "ossa" (si fa per dire: con Guberti, Barreto, Kamata e quant'altri, sfido chiunque a ritenere ancora "ossa" un torneo, peraltro modestissimo, giocato con una rosa simile).

1 giugno 2012

Bari calcio, tra certezze ed incertezze




E' arrivato il rompete le righe, quello ufficiale, ordine perentorio con cui, da oggi, tutti saranno autorizzati a dare un calcio definitivo nel sedere al pallone flaccido fino a farlo arrivare il più lontano possibile, laggiù, nell'infinito leopardiano ai confini con il nulla. Almeno per un po'.
E con esso è arrivato anche l'addio alle armi baresi per molti giocatori i quali, chi per fine prestito, chi per fine contratto, lasceranno la capitale pugliese - verosimilmente per sempre - dopo aver avuto la loro buona opportunità per mettersi in mostra dopo i fisiologici anni trascorsi sui campi minori.

27 maggio 2012

Grazie Dolcenera: Bari e il Joyce dei poveri ti sono grati


Non sono mai stato particolarmente attratto dal "sabato sera". Caos, confusione estrema, indisciplina stradale ed umana, pazzia, anarchia allo stato puro, tutto pare condensarsi nelle fottute ore serali-notturne del sabato italiano per eccellenza dove tutti sembrano correre, fuggire, impazzire dietro al cosiddetto svago sacrosanto dopo le fatiche settimanali, ed è proprio per questo che al crepuscolo del shabbat, giorno ebraicamente dedicato al riposo, ho sempre preferito rintanarmi al sicuro tra le mie quattro mura, lontano dalla movida incontrollata barese, magari davanti ad un libro, o ad un film, o alle interessantissime trasmissioni di divulgazione storico-scientifiche di Alberto e Piero Angela, uniche per le quali vale ancora pagare il canone, in piena solitudine o in compagnia, rigorosamente a casa, di qualche buon amico sorseggiando vino e pasteggiando qua e la senza strafare parlando del più e del meno. Pure Pippo Baudo, talvolta, non è sfuggito all'inevitabile trascorrer del tempo allorquando impazzava in Tv, anche se, in tutta onestà, è durato lo spazio di un attimo salvo cambiar subito canale. 
Ma il pensiero di doverlo trascorrere, il sabato sera, allo stadio per vedere Bari Gubbio proprio non mi è mai passato per la mente e mai avrei creduto accadesse. C'è sempre una prima volta nella vita, mai dire mai, insomma. Dopo i fasti ambigui contiani e venturiani e dopo quelli televisivi di recenti realtà europee, eccoci servito in questo sabato qualunque, in questo sabato italiano, una metafora del teatro dell'assurdo beckettiano in trasposizione calcistica, Bari Gubbio al sapor di Castel di Sangro ma in tono decisamente minore: lì in 55 mila con i 12 castellani premiati per la permanenza in B con il viaggio suggestivo a Bari affascinati dallo stadio, all'epoca più bello del mondo, accolti come amici, oggi davanti a 55 paganti e un ottavo, seppure, dei 4440 abbonati previsti a dare il commiato a questo super Bari di stasera protagonista di un'annata tra le più inquietanti dei suoi 104 anni di vita.

Acireale, Castel di Sangro, Akragas, Alcamo, Genzano, e tante altre, sono i nomi di tutte le squadre cui il calendario, forse anche pilotatamente ma nel senso buono, ha riservato il Bari in ultimo come se affrontarlo fosse un "premio" per queste squadre, un premio-passerella, insomma, per queste comparse calcistiche che potranno dire, un giorno, di aver incontrato "il Bari" sia nelle loro tane lupercali che al mitico (oddio...) San Nicola quantunque ultimamente sbiadito e decadente ma pur sempre proscenio del mitico Bari dei 30 anni di A e dei 50 di B che che se ne pensi. E il Gubbio dovrà rassegnarsi ad essere una di queste dopo i fasti di Torrente, allenatore capace di aver elevato Iguvium la città dai galloni calcistici umbri per due anni di fila, davanti alle blasonate Perugia e Ternana.

Un Bari che non è riuscito ad esprimersi come avrebbe voluto il suo condottiero, Dolcenera Torrente, che, forse, si attendeva qualcosa in più dai suoi ragazzi nonostante abbia ottenuto il massimo in rapporto alle situazioni personali e che quindi, a conti fatti, può pure ritenersi soddisfatto comunque. Bogliacino se solo fosse arrivato con le motivazioni giuste e in uno stato fisico più accettabile di quello con cui è arrivato, sono certo che avrebbe reso molto di più. E' proprio da lui, andato via Donati per far cassa, che ci si aspettava quel valore aggiunto che, invece, è venuto meno senza se e senza ma, flash a parte, del resto lo ha sempre detto pure l'allenatore, dunque non scopro l'acqua calda, nè nessuno può osare contraddirmi. 
Ovvio che non è solo il Bogliacino: se il centrocampo ha espresso una volumetria di gioco senza riuscire a fornire l'assist vincente lì davanti, senza un attaccante degno di nota se non occasionale, trovo fosse fisiologicamente impossibile ottenere il massimo. Per questo rimango dell'idea che una squadra così giovane per 3/4 della rosa, al suo primo anno di B e quindi zeppo di matricole per questo torneo peraltro modesto sia nel gioco quanto nella classifica, con un allenatore anche esordiente che pure ha sbagliato qualche volta (Torrente ha sempre ammesso i propri errori di valutazione, ci stanno), sarebbe bastato davvero poco per tentare di ottenere quei 10 punti in più persi per strada a causa dell'immaturità diffusa e strisciante nella squadra che pure, e ci mancherebbe, si è sempre impegnata al massimo. 
Facile, dunque, per Torrente incorrere negli errori di valutazione dei cambi o nella lettura di certe gare. E che si mettano l'anima in pace i 4 soliti maligni influencer sguinzagliati dalle menti perverse corrotte dai tempi contiani della ricerca a tutti i costi del gioco e dello spettacolo perchè altrimenti non sarebbe calcio, che non c'è trippa per gatti per loro, influencer identificabili in alcuni "tifosi del Bari" in chiave Joyciana i quali, ebbri delle epifanie di un tempo andato, ne hanno elaborato discussioni futili e controproducenti alla società del Bari per distorcere la realtà e sempre pronti lì a determinare la nuova informazione webbaiola senza averne titolo ma solo vantando e millantando conoscenze personali ipocrite in quanto davanti mostrano sorrisi e da dietro accoltellano. 

Per questo ho sempre difeso Torrente semplicemente perchè dopo 42 gare, più alcune di Coppa Italia, ottenere il massimo da questi ragazzi, in queste condizioni, con una immaturità diffusa nella rosa, con alcuni giocatori rottisi strada facendo, altri arrivati non in perfette condizioni e, per giunta, alla spicciolata senza la preparazione di Borno, non era da tutti, e arrivare decimi in classifica, quasi dietro il Padova, sulla colonna di sinistra della classifica da me peraltro prevista ad inizio torneo, con 47 gol fatti solo 9 dei quali fatti da un attaccante che, peraltro, non sarebbe dovuto partire titolare ma che, gioco forza, non essendo arrivati gli attaccanti richiesti, è stato gettato nella mischia insieme a Marotta, con una squadra messa su alla meglio, senza nessuna disponibilità economica, con qualche giocatore ancora allo stato grezzo, da svezzare sia caratterialmente che professionalmente ma che, vivaddio, i "piedi" hanno mostrato di averli eccome, con le sue scelte risultate obbligate, con i giocatori cardine venuti meno proprio nel momento topico in cui la squadra sembrava rispondere alle sollecitazione dell'allenatore, tra squalifiche, alcune delle quali assurde, infortuni e stangata sulla psiche dei ragazzi per le ultime penalità incorse, ritengo sia un merito per Torrente che è riuscito laddove, probabilmente, nessuno sarebbe stato capace, anche nella gestione dei giocatori essendo lui, non dimentichiamo, un allenatore di giovani e non ancora uno svezzato da categorie superiori, patentino che ha conseguito di diritto dopo questa esperienza che lo ha formato e maturato come avesse trascorso 5 anni in un "Vicenza" o "Ascoli" qualsiasi. 

E quando sembrava decollare, ecco puntuale quel senso di smarrimento, quasi di angoscia, di fronte all'evidenza della situazione che, forse, hanno alimentato il momento particolare della squadra al punto di compromettere quanto di buono aveva fatto fino a Pescara. Quel senso di giustizia federale percepita come ingiusta nei loro confronti, probabilmente, complice anche la loro giovane età, deve averli condotti nel pensiero kafkiano più angosciante nonostante l'insonorizzazione entro cui, Torrente e la società, li avevan protetti. Come a dire: più di questo, onestamente, non poteva fare perchè solo i soliti influencer, prevenuti, han pensato che le 14 gare perse siano state solo colpa di Torrente. Ma nessuno, però, parla dei meriti dello stesso per le altre 14 vittorie (9 delle quali fuori casa), dei pareggi prestigiosi di Torino, con la Sampdoria, e di qualche partita persa in casa immeritatamente: una su tutte quella col Verona, ma non solo quella. 

Dunque, che ci si levi dalla mente che esiste una "colpa" unica. Ci sono solo dei meriti, di tutti, da società putativa capace di gestire e di non far mancare il fiato alla rosa, ai giocatori che, sia pur poco esperta, ha dato il massimo, passando per tecnico e tecnici tutti. Perchè il merito di essere rimasti in B, sia pur al netto di possibili penalità imminenti, è merito di tutti, che sia ben inciso, nonostante le perplessità di qualcuno che, troppo frettolosamente, non bravissimo nell'interpretazione delle mie parole ma soprattutto preferendo ascoltare i giudizi poveri, ignoranti di taluni e non i miei, ha preferito concettualizzarsi autonomamente. Sbagliando clamorosamente.

Della partita di ieri, oltre a sancire l'addio per molti, già col troller pronti per rientrare a casa, non c'è molto da dire se non che il Gubbio è stato battuto non solo da un ottimo Bari ma anche da Torrente, il vero bersaglio degli eugubini di oggi perchè gli stessi volevano fargli pagare il suo addio in Umbria per una piazza blasonata: e va bene il provincialismo bieco, ma arrivare a non capire che certe scelte vengono fatte, da un professionista, per cercare di migliorarsi, allora si è davvero stolti. Poi il solito rigore sbagliato, quest'anno non ci si è fatti mancar nulla, insomma. Cos'altro dire: ottimo Scavone e bravi tutti, gli applausi sinceri dello stadio verso Torrente, un Super Forestieri, segno inequivocabile della sua gestione da parte dell'allenatore ma in generale della cura verso i giovani. Magari rimando le pagelle in un altro editoriale. Piuttosto occorre pianificare adesso, mettere le basi per allestire una squadra competitiva soprattutto alla luce di un inizio torneo, l'anno prossimo, all'insegna di quei 5/10 punti di penalità pressoché certi e per farlo occorre ripiegare non sulle giovani promesse di Prima e Seconda Divisione, ma su certezze alla De Falco o Claiton, possibilmente sin dal ritiro e non da gennaio, magari in condizioni approssimative perché a gennaio son tutti così i giocatori in vendita. Sperando vada tutto bene per l'iscrizione al torneo.

Del mio impegno professionale giornalistico al servizio di voi tutti, in una narrativa calvinistica che ho sempre messo a disposizione dei miei lettori, nessuno potrà e oserà muovere critica. Rimarrò sempre un James Joyce dei poveri in chiave barese. E pretendo di essere rispettato, da tutti.
E' che arriva un giorno in cui, per chi mi ha perseguitato, dovrei provare solo indifferenza, stanchezza della sua stupidità. E solo allora dovrei perdonare. Ma non è facile. Intelligenti pauca.
Spero di avervi regalato qualche emozione con questi miei editoriali: ci ho messo impegno solo per voi.

Ed ora pronti tutti ad erigere quel monumento a Torrente: calce, cazzuola, secchio e mattoni son pronti: chi vuole aiutarmi potrà farlo. Grazie Vincenzo, Bari e il Joyce dei poveri ti è grato.